Trasformiamo i problemi in obiettivi di sviluppo: il Caso LaFucina
Che cosa permette ad un’impresa di uscire da quel fare convulso, spesso reattivo, alcune volte frustrante, schizofrenico ed addirittura conflittuale, in cui alle tante ore di duro lavoro per raggiungere i risultati spesso non corrisponde un senso di benessere e crescita dell’organizzazione? Nella nostra esperienza, ci siamo spesso confrontati con imprese ed aziende che, seppur nate con uno scopo chiaro, capaci di tradurlo in un prodotto o servizio e popolate da persone con grandi esperienze e competenze, non riescono a raggiungere gli obiettivi o il coinvolgimento delle proprie persone, a volte la soddisfazione dei propri clienti, ma più di tutto un senso di benessere nel fare impresa. È un po’ come se, nel modo comune di fare impresa, in nome del risultato finale e dello stare sul mercato si fosse culturalmente predisposti al sacrificio, in cui il cosa fare prende il sopravvento sul perché e giustificasse il come, salvo poi rendersi conto che laddove queste dimensioni non sono in armonia le cose non funzionano, non girano, non sono sostenibili. Mettere in armonia queste tre dimensioni, il perché, il significato di un’impresa, il cosa, lo scopo che vuole perseguire e il come, il senso, la strategia con cui lo vuole fare, vuol dire costruire una visione di sé come impresa, della propria unicità, del proprio contributo al miglioramento del mondo. Implica un sentimento di amore e generosità, un pensiero architettonico, un paradigma affermativo e costruttivo, la capacità di rappresentare sentimentalmente e mentalmente la propria impresa nel futuro attraverso un lavoro di esplicitazione ed elaborazione di quello che di buono c’è, a livello embrionale, in qualità di valori, concezioni e potenzialità che, nella situazione attuale non trovano una loro espressione a causa di concezioni e modalità non funzionali, impedendo così la crescita dell’impresa. Questa visione, sentita e partecipata, costruita e descritta in tutti i suoi aspetti, diventa la fonte di ispirazione del fare quotidiano, la bussola di scelte e decisione e la matrice attraverso cui rileggere la situazione attuale in termini di cosa funziona e quindi lo rafforzo e cosa invece non funziona e quindi lo trasformo in un obiettivo di sviluppo orientato verso la situazione ideale. Questo lavoro permette all’impresa di uscire da quella dinamica emergenziale e riparatoria del fare quotidiano, spostandosi verso un fare direzionato, progettuale e architettonico che faccia vivere nella quotidianità quei valori, quelle concezioni e potenzialità che la rappresentano e che le permettono di riprodurre un senso di benessere nel farlo. Ce ne porta testimonianza Monica Brotto, Presidente di LaFucina, cooperativa sociale nata nel 2003 con una natura di impresa che ha mantenuto negli anni, prevalentemente femminile, formata da un’équipe multidisciplinare con una formazione eterogenea per un approccio educativo integrato. Si propone di raggiungere questa finalità attraverso una politica di impresa sociale, che focalizza il proprio intervento nella risposta al bisogno crescente dei cittadini di essere protagonisti del proprio tempo, dei propri desideri e delle proprie capacità.
Nel corso degli anni, nonostante LaFucina fosse sempre più una realtà riconosciuta in ambito socio-culturale, lo sviluppo delle diverse competenze e percorsi individuali ha fatto perdere di vista in qualche modo una meta condivisa per la quale fare squadra. Questo disorientamento, in cui la ricerca dell’identità professionale individuale ha prevalso in alcuni casi sugli obiettivi dell’organizzazione, ha avuto inevitabili conseguenze economiche alle quali il CdA ha scelto di fare fronte. Nel 2016, infatti, è stato intrapreso un lavoro di corporate coaching per costruire un’impresa fondata su un modello di coaching umanistico in cui il benessere della persona coincidesse con il benessere dell’organizzazione. Il progetto è partito dal prendere coscienza che a fianco di una situazione di forte crisi sentimentale ed imprenditoriale legata alla complessità della situazione economica, emergeva più forte il desiderio di provare a trasformare il problema in obiettivo di sviluppo dandosi una meta condivisa da perseguire e per cui valesse la pena la grande fatica davanti. “Abbiamo accettato, compreso e iniziato a sviluppare, rimettendo in gioco desideri, sogni e necessità. Volevamo valorizzare una lunga storia durante la quale abbiamo sbagliato e imparato, sentivamo di avere il desiderio ancora informe di intraprendere una nuova direzione, avevamo voglia di guidare un gruppo di persone verso obiettivi nuovi e sfidanti.” Dall’analisi della situazione reale è emerso che LaFucina, per molto tempo, si era concentrata sul cosa e sul come realizzava il lavoro: ci si occupava di progetti sociali investendo energie e passioni, perdendo però di vista la direzione verso la quale si voleva andare. In qualche modo, il volersi occupare del benessere del cliente prevaleva sulla identità dell’impresa, il soddisfarlo dipendeva dalla capacità di sorprenderlo attraverso la creatività e la capacità di produzione individuale. Questi paradigmi, nel tempo, hanno portato ad un essere in balia delle richieste del cliente, al guardare alle persone come mezzi per un produrre, al pensare a LaFucina come un’opportunità di lavoro, al considerare il cliente come un interesse individuale, dove il collante erano il rapporto personale e il senso di responsabilità. Attraverso un importante lavoro, individuale e di gruppo, con il CdA della cooperativa sociale, caratterizzato sia da momenti di riflessione che da momenti di elaborazione che partissero dai valori fondanti e costitutivi l’impresa, si è architettata la situazione ideale, in termini di significato, scopo e senso della impresa. “15 anni di esperienza hanno insegnato che l’età di un’impresa non corrisponde all’età di una persona, coincide con la sua capacità di rispondere ai bisogni provenienti dall’esterno, facendoli dialogare con i desideri emergenti al suo interno. Oggi la Fucina è un’impresa cooperativa consapevole, autentica, appassionata. Sa costruire, sa scegliere, sa osare.”
I passaggi di lavoro hanno impegnato il CdA nel confrontarsi e costruire la nuova Visione e, successivamente, nel condividerla e parteciparla all’interno della cooperativa.
- Il significato: perché vogliamo esistere LaFucina vuole produrre un cambiamento che generi impatto sociale. Ogni azione segue la direzione per contribuire a: – creare un modello innovativo di didattica orientata all’apprendimento per competenze e alla valorizzazione delle eccellenze – affrontare l’importante sfida di diventare un modello virtuoso di welfare – promuovere e diffondere la cultura e i valori cooperativi come metodo di lavoro
- Lo Scopo: cosa vogliamo realizzare Scegliamo di lavorare nel Tempo della Persona, nei diversi contesti quotidiani e nelle varie fasi di vita, dall’infanzia, all’adolescenza, fino all’età adulta. LaFucina si prende cura del Tempo per la Persona
- Il Senso: come lo vogliamo realizzare Attraverso un rapporto armonico tra il singolo e il gruppo.
LaFucina sceglie di essere prima di tutto una squadra di professionisti fortemente motivata dalla volontà di realizzare lo scopo della cooperativa e fortemente orientati ad amplificare tutte le potenzialità trasformandole in competenze. Facendo leva sui nostri Valori. Il gruppo sceglie di concentrarsi sulla qualità della relazione che deve essere basata su autenticità, ascolto empatico e alleanza (relazione leale come stile di lavoro). Vogliamo realizzare un’impresa cooperativa che punti all’eccellenza e che si possa distinguere in termini di valore (amore, cittadinanza, umiltà) in un’ottica di management umanistico. Grazie ad un metodo di lavoro. La scelta è un metodo flessibile e rigoroso, che si definisce di volta in volta riferendosi al Coaching Umanistico e ad altri modelli teorici che mettono al centro il valore delle persone come fonte di ispirazione. Da qui in poi, è diventato quasi immediato per LaFucina scegliere i progetti da sviluppare o da proporre. Gli stessi hanno avuto tutti una chiara direzione: contribuire alla costruzione di una nuova cultura per sviluppare una società orientata alla felicità, all’autorealizzazione e alla cooperazione. “Vogliamo che il nostro lavoro semini nuovi modi di pensare e di ricercare la propria felicità, rendendo l’autorealizzazione, la valorizzazione dei talenti e lo spirito cooperativo principi e pratiche che mettono in moto energia e cambiamento. Vogliamo produrre impatto sociale con l’impegno di ogni giorno contaminando territori, comunità e persone” Avere una chiara Visione di chi vuole essere, cosa vuole perseguire e come lo vuole fare ha permesso a LaFucina di trasformare i problemi e le criticità della situazione attuale in obiettivi di sviluppo verso la situazione ideale su cui impegnarsi tutti i giorni attraverso obiettivi e piani di azione ben delineati e tempificati. Quello che prima risultava faticoso, a volte frustrante e con un altro livello di sacrificio individuale e personale adesso è sempre faticoso, ma di fatica buona, densa di quella gratificazione di chi sa a che cosa sta contribuendo e ne trae soddisfazione e benessere. Al benessere della persona coincide il benessere dell’organizzazione. Ha funzionato perché è stato un lavoro di esplicitazione ed elaborazione creativa di qualcosa che era nella natura intrinseca di questa impresa, ma che paradigmi relazionali ed organizzativi disfunzionali ne impedivano l’espressione. L’indottrinamento dall’esterno di una nuova visione fondata su valori e concezioni non presenti nell’impresa sarebbe stata rigettata come una protesi. Il cambiamento culturale di un’impresa non viene dall’alto verso il basso o da fuori verso dentro, ma da dentro verso fuori.
Domenico Giordano – Roberta Gandini / L’importanza della visione



