HR Umanista: se non ora quando?

L’emergenza nella quale siamo immersi da ormai un anno ci sta urlando con forza qualcosa che già c’era, ma, che intossicati di aziendalismo e quotidianità, stentavamo a vedere, a sentire sulla nostra pelle e su quella delle nostre persone: ovvero che ci può essere un altro modo di fare impresa.  Anzi, ci deve essere, se vogliamo che autorealizzazione personale e benessere organizzativo non scoloriscano in semplici parole d’ordine. Le aziende hanno una grande opportunità che la pandemia sta accelerando ed enfatizzando: scegliere di diventare luoghi di cultura, sperimentazione e crescita. Una trasformazione radicale che si fa strategia di perseguimento del profitto, conferendogli un nuovo senso.  Il profitto che si origina dalla crescita e dal benessere diventa duraturo e ripetibile, patrimonio concreto di chiunque ci abbia lavorato. Solo abbracciando questa prospettiva le persone possono diventare migliori grazie ai contesti nei quali agiscono, alle relazioni di cui sono intessuti e alle leadership che li guidano.

LA RIFONDAZIONE DELLE HR. Ma come attuare questo cambiamento così radicale, eppure così spontaneo se lo si sceglie consapevolmente? Occorre, innanzitutto, partire da un approccio diverso della gestione delle risorse umane.  Da un po’ di anni bazzico questo mondo e so che un professionista delle HR può essere l’anello debole o il motore propulsore di ogni cambiamento aziendale. Ho lavorato nelle HR in azienda, le ho studiate in scuole di management, mi ci sono accapigliata vivendone tutte le contraddizioni, fino a sentire, finalmente, di amare quel ruolo e quella funzione perdutamente. Per questo mi sento di parlarne in prima persona, come vissuto personale prima che come riflessione teorica. Ed è in virtù di quella passione che, riconoscendone i limiti, ho voluto fare delle HR qualcosa di diverso, di strategico. Qualcosa di veramente umano, che dall’umanità dei singoli parta per poi arrivare alle organizzazioni nel loro complesso e tradursi in successo.

E allora, sono partita da me. Ho scardinato il mio modo di interpretare le HR e totalmente rifondato il mio modo di viverle. Ho acquisito nuove competenze, ho sperimentato in contesti e situazioni diverse e alla fine ho teorizzato una strategia, un metodo e degli strumenti nuovi per il mestiere più bello del mondo. Da questo approccio è nata la figura dell’HR Umanista. Non l’ho creata da sola. Ho avuto, e ho tuttora, al mio fianco grandi Coach, Maestri, HR Manager e clienti, che sono a loro volta innanzitutto degli umanisti saggi e ribelli, schierati come me a favore della costruzione di aziende a misura di Uomo.

IL RUOLO DELL’HR UMANISTA. La figura dell’HR Umanista, cioè quella persona che cambia prospettiva e fa sua una nuova cultura delle relazioni aziendali, è fondamentale, perché sta al centro della trasformazione. In primis la sente come necessaria e ineludibile, poiché sa che non è una delle mode del momento, ma qualcosa che è già in potenza nell’organizzazione ed è una potenzialità che gli vibra nelle vene, qualcosa per cui vale la pena lasciare il segno professionale. Inoltre, l’HR Umanista accompagna quella trasformazione e per quel che attiene al suo ruolo la guida. Ne ha tutti gli strumenti. Innanzitutto, è un profondo esperto e conoscitore dell’approccio umanista, poiché si forma con impegno e metodo per acquisire quei modi di pensare, quelle conoscenze e quelle abilità che sosterranno la sua leadership. E ha passione, coraggio, determinazione, speranza, gratitudine che qualificano quella leadership necessaria per perseguire obiettivi così sfidanti.

Il suo ruolo è:

  • architettare il cambiamento
  • guidarlo, verificandone lo sviluppo passo per passo
  • insegnarne il metodo e gli strumenti
  • allenare i suoi interlocutori a interiorizzarli e usarli con risultati concreti

In fondo al percorso, che deve coinvolgere il contesto aziendale nel suo complesso partendo dai singoli, siano essi manager o collaboratori, c’è un nuovo modo di fare impresa, la cui maggiore novità consisterà nel fatto che tutti vi hanno concretamente e consapevolmente preso parte.

Assumersi tale responsabilità, restituisce corpo e concretezza a parole, ormai diventati slogan delle HR, quali: diventare strategici nel ruolo; incidere nella vita professionale delle persone; ri-umanizzare i contesti; innovare; mettere le persone al centro; far crescere; essere sostenibili; sostenere la diversità e l’inclusione.

È fuor di dubbio che ogni situazione e ogni contesto siano unici, tanto da comportare esiti che in apparenza possano essere differenti tra loro, determinati come sono dalla creatività e dall’ingegno dei singoli che hanno partecipato al processo. D’altro canto, però, sull’HR Umanista abbiamo idee sufficientemente chiare, esperienze forti e risultati concreti da poter affermare che se si seguono i fondamenti dell’approccio umanista i risultati potranno differire in tutto eccetto che nell’essenziale, ovvero trasformare le organizzazioni in contesti a misura di Uomo.

I passi da compiere sono chiari, strettamente, connessi tra loro: acquisire il ruolo e le caratteristiche dell’HR Umanista, riprogettare il contesto culturale generale; leggere il contesto organizzativo; costruire i passi che condurranno alla situazione ideale, ridefinire la cassetta degli attrezzi dell’HR alla luce dei rinnovati significati e scopi.

Per prima cosa, dunque, occorre immergersi nel CONTESTO, per poterlo comprendere nella sua evoluzione recente e saperne leggere i principi fondanti. Solo così si è in condizione di riprogettarli intenzionalmente sulla base della visione strategica complessiva, della cultura d’impresa e dei desideri delle persone rispetto al lavoro.

Il passo successivo è approfondire il ruolo dell’HR UMANISTA, ovvero definire chi è e quali caratteristiche deve avere;

quali scopi persegue; come opera e si rapporta; quali strategie attua per guidare la trasformazione

Definito il chi e il cosa individuale, occorre proiettare questa dimensione su quella dell’ORGANIZZAZIONE, per comprendere come riprogettare tutte le variabili culturali, organizzative e relazionali affinché diventino a misura d’ uomo. In altre parole, si tratta di ricercare la condizione funzionale, favorevole all’espressione del meglio di ciascuno, nell’ambito di una continua riprogettazione, dinamica e circolare, che nasce dall’interazione fra le persone e fra le persone e il contesto.

Solo a questo punto si è pronti a riconsiderare sotto il profilo umanista, i principali processi e gli strumenti del mestiere delle HR, ovvero:

  • come si SCELGONO LE PERSONE
  • come si VALUTANO LE PERFORMANCE
  • come si LEGGE IL POTENZIALE UMANO affinché la performance diventi un ALLENAMENTO INTENZIONALE verso risultati e successo;
  • come costruire sistemi di TOTAL REWARD che si armonizzino con la motivazione e al benessere di ognuno.

Non dico sia facile e immediato, ma il percorso è chiaro e la meta preziosa, innanzitutto per lo stesso professionista delle HR che avrà ridato senso e sostanza al suo ruolo. Del resto, occorre saper sognare e saper sudare perché le aziende possano essere posti migliori. Farlo è possibile, non farlo un’occasione sprecata.

Roberta Gandini / HR Umanista